Ti è stato notificato un atto di precetto. È un documento che fa paura, scritto in linguaggio giuridico, pieno di cifre e riferimenti a leggi che non conosci. È normale sentirsi sopraffatti. Ma hai dei diritti, hai del tempo per agire, e hai delle opzioni concrete. Questa guida ti spiega tutto quello che devi sapere, passo dopo passo, senza tecnicismi inutili.
Non ti promettiamo che il tuo problema si risolverà da solo. Ma ti garantiamo che, leggendo questa guida, capirai esattamente cosa sta succedendo, quali errori evitare e quali strumenti la legge ti mette a disposizione. Quello che farai con queste informazioni dipende da te, ma almeno agirai con consapevolezza.
In breve
- L'atto di precetto è l'ultimo avviso formale prima dell'esecuzione forzata. Non è ancora un pignoramento, ma il passo immediatamente precedente.
- Hai 10 giorni di tempo per pagare il debito indicato nell'atto. Se non paghi entro quei 10 giorni, il creditore può avviare il pignoramento.
- Hai 20 giorni per fare opposizione davanti al giudice, se ritieni che la somma richiesta sia sbagliata o che il creditore non abbia diritto di chiederla.
- Se il creditore non agisce entro 90 giorni dalla notifica, il precetto perde efficacia e deve ricominciare da capo.
Cos'è l'atto di precetto in linguaggio comprensibile
Immagina di avere un debito con qualcuno. Quel qualcuno ti ha già mandato lettere, solleciti, forse anche una raccomandata dall'avvocato. Tu non hai pagato, oppure non hai potuto pagare, oppure contesti la cifra. A un certo punto, il creditore decide di passare all'azione legale vera e propria. Ma prima di farlo, la legge gli impone di inviarti un ultimo avviso formale. Quel documento si chiama atto di precetto.
Pensalo come la lettera che il postino ti consegna a mano, in cui il creditore ti dice: "Hai 10 giorni per pagare questa cifra. Se non lo fai, inizio la procedura per prendermi i tuoi beni." È l'ultimo passaggio prima che la situazione diventi un procedimento esecutivo vero e proprio.
La base legale è l'articolo 480 del Codice di Procedura Civile, che stabilisce che l'esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo esecutivo e del precetto. In sostanza, la legge dice al creditore: prima di agire con la forza della legge, devi dare al debitore un'ultima possibilità di pagare spontaneamente.
Cosa contiene il precetto. L'atto di precetto è un documento strutturato. Contiene diversi elementi obbligatori, e ciascuno di essi merita attenzione perché un errore anche su un solo elemento può rendere l'atto contestabile.
Per prima cosa, il precetto identifica il creditore, cioè chi ti chiede i soldi. Può essere la banca originale, ma molto spesso è una società di recupero crediti o un fondo che ha acquistato il tuo debito. In quel caso, l'atto deve specificare come quel soggetto è diventato il tuo creditore, cioè attraverso quale cessione del credito.
Poi indica il titolo esecutivo, cioè il documento che dà al creditore il diritto legale di chiederti i soldi con la forza della legge. Può essere una sentenza del tribunale, un decreto ingiuntivo, un contratto di mutuo con certi requisiti (il cosiddetto mutuo fondiario), oppure un atto notarile. Non basta che qualcuno dica "mi devi dei soldi": serve un documento specifico che la legge riconosce come titolo esecutivo.
L'atto indica poi la somma richiesta. Attenzione: questa cifra comprende di solito il capitale residuo (cioè quanto devi ancora del debito originale), gli interessi maturati (sia ordinari che di mora), le spese legali e le spese della procedura. Spesso la cifra totale è significativamente più alta di quanto ti aspetteresti, e non sempre quei calcoli sono corretti.
Infine, il precetto contiene l'intimazione vera e propria: l'ordine di pagare entro 10 giorni dalla notifica, con l'avvertimento che in caso di mancato pagamento il creditore procederà all'esecuzione forzata.
Il precetto non è ancora un pignoramento. È come la sirena d'allarme che suona prima dell'incendio: ti avvisa che il fuoco sta per propagarsi, ma non è ancora il fuoco. Hai ancora tempo per agire, se lo fai nei tempi giusti e nel modo giusto.
Chi può notificare un precetto. Solo chi possiede un titolo esecutivo valido può notificarti un precetto. Non può farlo una società di recupero crediti qualsiasi. Non può farlo un call center che ti chiama per sollecitare un pagamento. Serve un titolo esecutivo, cioè un documento con valore legale specifico, e serve un avvocato che rediga e notifichi l'atto nelle forme previste dalla legge.
Se ricevi un documento che assomiglia a un precetto ma non proviene da un avvocato, oppure non cita un titolo esecutivo specifico, potrebbe non essere un precetto valido. In ogni caso, è fondamentale farlo verificare da un professionista prima di trarre conclusioni.
I riferimenti normativi
La legge che regola l'atto di precetto è composta da pochi articoli del Codice di Procedura Civile, ma ciascuno di essi ha implicazioni pratiche importanti. Li vediamo uno per uno, tradotti in linguaggio comprensibile.
Articolo 480 c.p.c.: il precetto
Questo articolo stabilisce le regole fondamentali del precetto. Dice che l'esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo esecutivo e del precetto. Il precetto deve contenere l'indicazione delle parti (chi chiede e chi deve pagare), la data di notificazione del titolo esecutivo, la trascrizione integrale del titolo stesso (o l'indicazione del luogo dove è depositato), e l'avvertimento che il debitore può proporre opposizione.
In termini pratici, l'articolo 480 stabilisce che il creditore non può semplicemente presentarsi con l'ufficiale giudiziario e pignorare i tuoi beni. Deve prima avvisarti formalmente, darti tutti i dati per capire cosa sta succedendo, e lasciarti il tempo per reagire. È una tutela per il debitore: la legge vuole che tu sia informato e che tu possa difenderti.
Un aspetto cruciale dell'articolo 480 è che il precetto perde efficacia se l'esecuzione non viene iniziata entro novanta giorni dalla sua notificazione. Questo è un punto che molti debitori non conoscono e che può avere conseguenze pratiche importanti, come vedremo nella sezione sulle finestre temporali.
Articolo 474 c.p.c.: i titoli esecutivi
Questo articolo elenca quali documenti la legge riconosce come titoli esecutivi, cioè quali documenti danno al creditore il potere di avviare l'esecuzione forzata. L'elenco comprende le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva. In pratica, si tratta di sentenze del tribunale, decreti ingiuntivi dichiarati esecutivi, atti notarili (come i contratti di mutuo stipulati davanti al notaio), e certi titoli di credito (come le cambiali).
Perché è importante? Perché il titolo esecutivo deve essere valido e deve essere stato correttamente notificato. Se il titolo non esiste, se è scaduto, se non è stato notificato prima del precetto, o se contiene errori formali, il precetto stesso può essere impugnato. È come se qualcuno si presentasse alla tua porta dicendo di essere il proprietario della tua casa, ma senza avere l'atto di proprietà: la pretesa può essere contestata alla radice.
Nei casi di debiti bancari, il titolo esecutivo è quasi sempre il contratto di mutuo stipulato davanti al notaio, oppure un decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca. In entrambi i casi, è fondamentale verificare che il titolo sia formalmente corretto e che la somma indicata nel precetto corrisponda effettivamente a quanto risulta dal titolo, tenendo conto degli interessi e delle spese calcolati correttamente.
Le finestre temporali utili
Quando ricevi un atto di precetto, il tempo diventa il fattore decisivo. Ci sono tre finestre temporali che devi conoscere, perché ciascuna apre o chiude delle possibilità concrete. Non si tratta di sottigliezze legali: sono scadenze reali che determinano cosa puoi e cosa non puoi più fare.
I 10 giorni per pagare
Dalla data di notifica del precetto, hai 10 giorni di calendario per pagare l'intera somma indicata. Se paghi entro quei 10 giorni, la procedura si ferma. Il creditore ha ottenuto quello che voleva e non può procedere all'esecuzione forzata.
In pratica, per la maggior parte delle persone che ricevono un precetto, pagare l'intera somma in 10 giorni non è un'opzione realistica. Se potessero pagare, molto probabilmente avrebbero già pagato. Ma è importante sapere che questa finestra esiste, perché in alcuni casi il pagamento parziale, o la dimostrazione della volontà di pagare, possono essere elementi utili in una trattativa con il creditore.
Attenzione: i 10 giorni si contano dalla data della notifica, non dalla data in cui leggi l'atto. Se l'atto viene consegnato il 5 del mese e tu lo leggi solo il 12, hai comunque solo fino al 15 per pagare. Per questo è fondamentale non lasciare in giacenza le raccomandate e non ignorare gli avvisi di tentata consegna.
I 90 giorni di validità del precetto
Questa è un'informazione che molti debitori non conoscono, e che può cambiare radicalmente la situazione. L'articolo 481 del Codice di Procedura Civile stabilisce che il precetto diventa inefficace se l'esecuzione non è iniziata entro novanta giorni dalla notificazione.
Cosa significa in pratica? Significa che il creditore, dopo averti notificato il precetto, deve effettivamente avviare il pignoramento entro 90 giorni. Se non lo fa, il precetto scade. Non sparisce il debito, ovviamente: il creditore può notificarti un nuovo precetto e ricominciare. Ma deve sostenere nuovamente le spese della notifica e ripartire da zero con i termini.
Perché il creditore potrebbe non agire entro 90 giorni? Per diverse ragioni: perché sta valutando se l'esecuzione conviene economicamente, perché sta trattando con altri debitori e ha risorse limitate, perché ci sono problemi interni alla sua organizzazione, o perché la documentazione non è completa. In ogni caso, se i 90 giorni passano senza che inizi l'esecuzione, il precetto è carta straccia dal punto di vista giuridico.
I 20 giorni per l'opposizione
Questa è la finestra temporale più importante per chi intende difendersi. L'articolo 615 del Codice di Procedura Civile prevede la possibilità di proporre opposizione all'esecuzione. Se l'opposizione viene proposta prima che l'esecuzione sia iniziata (cioè prima del pignoramento vero e proprio), si può fare con un atto di citazione davanti al giudice competente.
Per l'opposizione al precetto, il termine generalmente riconosciuto dalla giurisprudenza è di 20 giorni dalla notifica. Questo non significa che dopo 20 giorni non puoi più fare nulla, ma le possibilità si restringono e le modalità cambiano.
L'opposizione può riguardare diversi aspetti: la somma richiesta è sbagliata, il titolo esecutivo non è valido, il creditore non è legittimato (cioè non ha il diritto di chiederti quei soldi), il debito è prescritto, o ci sono altri vizi formali o sostanziali. Ne parliamo nel dettaglio nella sezione sugli strumenti a disposizione.
Ricapitolando le tre scadenze: 10 giorni per pagare, 20 giorni per opporsi formalmente, 90 giorni entro cui il creditore deve agire. Queste tre finestre sono i tuoi punti di riferimento. Segnatele sul calendario il giorno stesso in cui ricevi il precetto.
Cosa NON puoi fare (errori comuni)
Prima di parlare di cosa puoi fare, è fondamentale parlare di cosa non devi fare. Nella nostra esperienza, i danni peggiori non vengono dal pignoramento in sé, ma dagli errori commessi dal debitore nei giorni immediatamente successivi alla notifica del precetto. Questi errori sono comprensibili dal punto di vista umano, ma devastanti dal punto di vista legale e pratico.
Errore 1: Ignorare il precetto
È la reazione più comune e la più pericolosa. Il documento fa paura, il linguaggio è incomprensibile, e il primo istinto è metterlo in un cassetto e non pensarci. "Tanto non possono farmi niente", "tanto la casa è di famiglia", "tanto non ho nulla da perdere". Sono tutte convinzioni sbagliate.
Ignorare il precetto significa rinunciare ai 20 giorni per l'opposizione. Significa lasciare che il creditore proceda senza ostacoli. Significa perdere la possibilità di far verificare se la somma richiesta è corretta. In molti dei casi che abbiamo analizzato, il debito effettivo era significativamente inferiore a quello richiesto nel precetto. Ma quei debitori hanno scoperto la differenza solo perché qualcuno ha controllato i numeri nei tempi giusti.
Errore 2: Pagare immediatamente senza verificare la cifra
Questo errore è l'opposto del primo, ma è altrettanto grave. Il debitore, preso dal panico, si precipita a pagare tutto quello che il precetto chiede, magari chiedendo prestiti a familiari, vendendo beni, o indebitandosi ulteriormente. Il problema è che la cifra indicata nel precetto potrebbe essere sbagliata.
I conteggi del creditore possono contenere errori negli interessi, nelle spese, nel calcolo degli interessi di mora, nell'applicazione di clausole nulle. In molti casi, la differenza tra la cifra richiesta e quella effettivamente dovuta è di decine di migliaia di euro. Pagare senza verificare significa pagare troppo, e recuperare l'eccesso dopo è enormemente più difficile.
Questo non significa non pagare mai. Significa verificare prima di pagare. Far controllare i conteggi da un professionista indipendente richiede pochi giorni e può rivelare differenze sostanziali.
Errore 3: Negoziare da soli senza documentazione
Molti debitori, con buona volontà, cercano di trattare direttamente con il creditore o con la società di recupero crediti. "Mi faccia uno sconto e pago subito" è una frase che sentiamo spesso. Il problema è che una negoziazione senza conoscere i numeri reali è come giocare a carte con le carte coperte: l'altra parte vede le sue carte e tu no.
Una trattativa efficace parte dall'analisi del contratto e dei conteggi. Se dall'analisi emergono errori a tuo favore, la posizione negoziale cambia completamente. Non stai più chiedendo un favore: stai presentando una contestazione documentata. Il creditore sa che, se la questione va davanti a un giudice, quei numeri verranno verificati. Questo cambia il suo incentivo a trovare un accordo.
Errore 4: Farsi prendere dal panico e prendere decisioni affrettate
Il precetto è progettato per mettere pressione. I 10 giorni creano urgenza. Il linguaggio giuridico crea confusione. La cifra richiesta crea angoscia. In questo stato emotivo, è facile prendere decisioni sbagliate: firmare accordi sfavorevoli, accettare rateizzazioni insostenibili, o peggio ancora, non fare nulla perché paralizzati dalla paura.
La prima cosa da fare quando ricevi un precetto è respirare. Hai dei giorni, non delle ore. Hai diritti che la legge ti garantisce. La situazione è seria, ma non è irreversibile. Il peggior nemico in queste situazioni non è il creditore, ma le decisioni prese sotto panico.
Errore 5: Aspettare che scada il termine sperando che il creditore si dimentichi
Alcuni debitori, dopo aver letto il precetto, adottano una strategia passiva: "Aspetto e vedo cosa succede. Magari non fanno nulla." È vero che alcuni precetti scadono senza che il creditore agisca (come abbiamo visto, il precetto perde efficacia dopo 90 giorni). Ma basare la propria strategia sulla speranza che il creditore sia disorganizzato è estremamente rischioso.
Se il creditore agisce entro i 90 giorni, il debitore che ha aspettato passivamente si trova in una posizione peggiore: ha perso i 20 giorni per l'opposizione, non ha fatto verificare i conteggi, non ha cercato alternative. Ha bruciato il tempo più prezioso senza usarlo.
Errore 6: Trasferire beni o svuotare conti correnti
Alcuni debitori, nel tentativo di "mettere al sicuro" i propri beni, trasferiscono la casa a un familiare, svuotano il conto corrente, o intestano l'auto a qualcun altro. Queste operazioni, se effettuate dopo aver ricevuto un precetto (o anche nei mesi precedenti, se il creditore può dimostrare che erano finalizzate a sottrarsi all'esecuzione), possono essere revocate dal giudice attraverso l'azione revocatoria (art. 2901 del Codice Civile).
In pratica, il trasferimento viene annullato e il bene torna disponibile per il creditore. In più, chi ha compiuto l'operazione può incorrere in sanzioni e in un aggravio di costi. È una strategia che non funziona quasi mai e che peggiora la situazione.
Errore 7: Affidarsi a chi promette soluzioni miracolose
Purtroppo, le situazioni di difficoltà economica attirano anche soggetti poco affidabili. Ci sono sedicenti consulenti che promettono di "cancellare il debito", "bloccare il pignoramento con un trucco legale", o "eliminare il mutuo". Queste promesse non hanno fondamento giuridico. Nessuno può cancellare un debito legittimo con un espediente. Quello che si può fare è verificare che il debito richiesto sia corretto, che il creditore sia legittimato, e che la procedura sia regolare. Se ci sono errori, si possono contestare. Ma le scorciatoie non esistono.
Cosa puoi fare (strumenti)
Dopo aver visto cosa non fare, parliamo di cosa puoi concretamente fare. La legge italiana prevede diversi strumenti di tutela per il debitore. Nessuno di essi è una bacchetta magica, ma ciascuno, usato nel modo giusto e al momento giusto, può fare una differenza sostanziale.
Opposizione all'esecuzione (art. 615 c.p.c.)
L'opposizione all'esecuzione è lo strumento più forte a disposizione del debitore. Serve quando contesti il diritto stesso del creditore di procedere all'esecuzione. Puoi usarla se ritieni che il debito non esista, che sia stato pagato, che sia prescritto, che la cifra richiesta sia sbagliata, o che il creditore non sia legittimato (cioè non abbia il diritto di chiederti quei soldi).
L'opposizione si propone davanti al giudice competente e, se fatta prima dell'inizio dell'esecuzione (cioè prima del pignoramento), avviene con un atto di citazione ordinario. Il giudice può anche sospendere l'efficacia esecutiva del titolo, il che significa che il creditore non può procedere fino a quando il giudice non ha deciso.
L'opposizione non è un atto che puoi fare da solo: serve un avvocato. Ma la decisione di farla o meno deve essere basata su un'analisi concreta del contratto e dei conteggi, non su una sensazione generica di ingiustizia.
Opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.)
A differenza dell'opposizione all'esecuzione, che contesta il diritto del creditore, l'opposizione agli atti esecutivi contesta la regolarità formale degli atti. In parole semplici: il creditore potrebbe anche avere ragione nel merito (cioè il debito esiste davvero), ma l'atto di precetto potrebbe contenere errori formali che lo rendono invalido.
Esempi di vizi formali: il precetto non indica correttamente il titolo esecutivo, mancano i dati identificativi delle parti, non è stato notificato nelle forme previste dalla legge, non contiene l'avvertimento sulla possibilità di opposizione. Questi vizi possono sembrare tecnicismi, ma in tribunale hanno conseguenze concrete: un precetto formalmente viziato può essere annullato.
Negoziazione con il creditore
Non tutto si risolve in tribunale. In molti casi, la via più efficace è la negoziazione diretta con il creditore. Ma, come detto, una negoziazione efficace parte dalla conoscenza dei numeri reali. Se dall'analisi del contratto emergono errori nei conteggi, clausole nulle, o tassi usurari, la posizione negoziale del debitore diventa molto più forte.
Il creditore, di fronte a una contestazione documentata, ha un incentivo concreto a negoziare: un contenzioso giudiziario costa tempo e denaro, e se i numeri del debitore sono corretti, il creditore rischia di ottenere meno di quanto ha chiesto. In queste condizioni, un accordo transattivo diventa conveniente per entrambe le parti.
Saldo e stralcio
Il saldo e stralcio è un accordo in cui il debitore paga una somma inferiore al debito totale e il creditore accetta quel pagamento come saldo definitivo. In pratica, se il debito è di 100.000 euro, il debitore potrebbe offrire 60.000 euro e il creditore potrebbe accettare.
Perché il creditore accetterebbe di incassare meno? Perché l'alternativa è il pignoramento, che è lungo, costoso e incerto. In un'asta giudiziaria, gli immobili vengono venduti tipicamente a prezzi molto inferiori al valore di mercato, spesso dopo diversi tentativi andati deserti. Il creditore, alla fine, potrebbe incassare meno di quanto il debitore gli offriva in partenza. Un accordo a saldo e stralcio può quindi essere conveniente per entrambi.
Il saldo e stralcio è particolarmente efficace quando il debitore riesce a mettere insieme la somma necessaria (magari con l'aiuto di familiari o attraverso la vendita di altri beni) e quando dall'analisi del contratto emergono elementi che rafforzano la posizione negoziale.
Composizione della crisi da sovraindebitamento (OCC)
Dal 2012 (Legge 3/2012, poi riformata dal Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza), le persone fisiche che non sono in grado di pagare i propri debiti possono accedere a una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento. In pratica, è una sorta di "fallimento" per le persone comuni (anche se tecnicamente non si chiama fallimento).
Il debitore, attraverso l'Organismo di Composizione della Crisi (OCC) del proprio territorio, propone un piano di rientro sostenibile, basato sulle proprie effettive capacità economiche. Se il giudice approva il piano, i creditori sono obbligati ad accettarlo. Questo può significare la riduzione del debito, la dilazione dei pagamenti, e in molti casi il salvataggio della casa.
La procedura OCC è particolarmente utile quando il debito complessivo è superiore alla capacità di pagamento del debitore e quando ci sono più creditori. Non è veloce e non è semplice, ma è uno strumento potente che la legge mette a disposizione di chi si trova in una situazione di reale difficoltà economica.
Verifica dell'importo richiesto
Questo non è uno strumento legale in senso stretto, ma è il punto di partenza per tutti gli altri. La verifica consiste nel far analizzare il contratto di mutuo, il piano di ammortamento, e i conteggi del creditore da un professionista indipendente (un perito bancario o un consulente tecnico).
L'analisi verifica se il tasso di interesse applicato corrisponde a quello contrattuale, se gli interessi di mora rispettano le soglie antiusura, se ci sono clausole nulle nel contratto, se il creditore è legittimato, e se la somma richiesta nel precetto corrisponde effettivamente a quanto dovuto.
Nella nostra esperienza, la maggior parte dei conteggi presentati dai creditori contiene almeno un'anomalia. A volte si tratta di differenze piccole, a volte di differenze che cambiano radicalmente il quadro complessivo. In ogni caso, senza questa verifica si naviga al buio.
Domande frequenti
Se non paghi entro i 10 giorni indicati nel precetto, il creditore ha il diritto di avviare l'esecuzione forzata (pignoramento). Questo non significa che succederà automaticamente: il creditore deve comunque decidere di procedere, sostenere le spese e avviare la procedura. In alcuni casi, dopo il precetto non succede nulla per settimane o mesi. Ma non puoi contare su questo. Quello che puoi fare è usare i giorni immediatamente successivi alla notifica per far verificare i conteggi e capire se ci sono margini per un'opposizione o una negoziazione. Non avere i soldi per pagare non significa non avere opzioni. La legge prevede strumenti anche per chi non può pagare la cifra intera: dalla composizione della crisi alla conversione del pignoramento in pagamento rateale.
No. Sono due cose diverse e distinte. Il precetto è l'atto che precede il pignoramento: è l'avviso formale che il creditore ti invia prima di procedere. Il pignoramento è l'atto esecutivo vero e proprio, con cui il creditore "blocca" i tuoi beni per poi procedere alla vendita forzata. Tra il precetto e il pignoramento c'è un intervallo di tempo in cui il debitore può agire. È proprio in questo intervallo che bisogna muoversi. Una volta avviato il pignoramento, le opzioni non spariscono del tutto, ma si restringono e le procedure diventano più complesse e costose.
Tecnicamente, per l'opposizione all'esecuzione serve un avvocato. Non puoi presentare l'atto di citazione da solo. Ma prima di arrivare all'opposizione formale, puoi e devi fare un passo propedeutico: far analizzare il contratto e i conteggi. Questo ti serve per capire se l'opposizione ha fondamento o se è meglio percorrere altre strade (negoziazione, saldo e stralcio, OCC). Un professionista indipendente che analizza il contratto non è un avvocato: è un perito o consulente tecnico che verifica i numeri. Solo dopo aver capito i numeri ha senso decidere se e come coinvolgere un avvocato.
La notifica del precetto segue regole precise. Può essere fatta a mani proprie del destinatario, oppure, se il destinatario non è reperibile, a una persona di famiglia o addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda che accetti di riceverla. Se anche questo non è possibile, il documento viene depositato nella casa comunale e il debitore viene avvisato con raccomandata. Il punto importante è che la notifica si considera avvenuta anche se non l'hai ricevuta personalmente, purché le procedure di legge siano state rispettate. Per questo è fondamentale non ignorare gli avvisi di giacenza della posta: il termine dei 10 giorni decorre dalla data della notifica, non dalla data in cui effettivamente leggi il documento.
Tutela Casa offre una prima valutazione gratuita. Questo primo passaggio serve a capire se il caso presenta elementi che meritano un approfondimento. Se dall'esame preliminare emergono potenziali anomalie, l'analisi tecnica completa (la cosiddetta perizia econometrica) ha un costo che varia in base alla complessità del contratto. In ogni caso, il costo dell'analisi va rapportato al potenziale risparmio: se il debito richiesto è di 150.000 euro e dall'analisi emerge che la cifra corretta è 95.000 euro, il risparmio di 55.000 euro giustifica ampiamente l'investimento nell'analisi. Noi crediamo nella trasparenza: prima di procedere ti comunichiamo sempre il costo dell'analisi e cosa puoi aspettarti come risultato.
Quando contattarci
Se hai ricevuto un atto di precetto, il momento migliore per contattarci è adesso. Non domani, non la prossima settimana, non quando hai "le idee più chiare". Le finestre temporali si stanno già contando, e ogni giorno che passa è un giorno in meno per agire.
La prima valutazione è gratuita. Ci basta vedere il precetto e il contratto di mutuo per dirti, in modo onesto e diretto, se ci sono margini per intervenire oppure no. Se non ci sono margini, te lo diciamo chiaramente. Non ti vendiamo false speranze. Ma se ci sono margini, è importante agire subito, mentre le finestre temporali sono ancora aperte.
Non siamo un call center. Non siamo una società di recupero crediti. Siamo professionisti indipendenti che analizzano numeri e contratti. Il nostro lavoro è darti le informazioni corrette per prendere decisioni consapevoli.
Puoi chiamarci, scriverci su WhatsApp o compilare il modulo di contatto sul nostro sito. Rispondiamo entro un giorno lavorativo.
Questa guida è a cura di Andrea Fontanelli, CTU del Tribunale di Milano, ed è pubblicata a scopo informativo. Non sostituisce la consulenza legale personalizzata. Per approfondimenti tecnici, si veda Associazione Studi Bancari.